La cultura del furbo

furbo

Alla base di quasi tutte le frustrazioni che colpiscono la gente comune vi sono comportamenti prevaricanti, o ritenuti tali, da parte di individui che approfittano di cavilli più o meno legali per avere privilegi. I furbi si manifestano in tantissimi modi, ma soprattutto si manifestano quando sono certi di impunità e fanno danni enormi.

Furbo non si nasce, si diventa, quando certi comportamenti sono premiati dal vantaggio ottenuto. Quasi sempre alla base della “filiera” di un comportamento prevaricante vi è una mancanza di controllo o quantomeno la tolleranza di una piccola concessione che diventa basilare per un comportamento scorretto. Vi è un certificato medico, vi è una giustificazione per qualcosa che è stato enfatizzato ad arte (una storta che viene magistralmente fatta passare per contusione o frattura, una invalidità), vi è una “assenza giustificata” legata alle tante leggi che un paese civile mette giustamente a disposizione per attività di sindacato, di accudienza di minori o infermi, vi è l’avidità di un imprenditore che “chiude” e “riapre” con lucro. Tutte queste concessioni particolari diventano, nelle mani di un “furbo”, grimaldelli da usare con destrezza per “rubare” giorni di lavoro, o sussidi economici.

Ebbene queste persone sono veri e propri generatori di frustrazioni che colpiscono una maggioranza silenziosa di persone corrette, che lavorano ogni giorno, che devono far quadrare un bilancio familiare, che utilizzano i servizi pubblici.

Cosa fare? Sicuramente più controllo nelle concessioni di qualsiasi “bonus” particolare, ma soprattutto pubblicizzare l’esempio di ogni persona onesta che rispetta il proprio stipendio con la propria presenza attiva, che agisce pro-attivamente, che rispetta chi sta accanto.

Furbi si diventa valutando la convenienza di un comportamento scorretto, tale comportamento va bandito.

Lavoro e reddito di cittadinanza

Perchè è importante il lavoro? La risposta è articolata, ma tutto sommato semplice: il lavoro è il principale antidoto per i problemi psicologici legati alla sfera umorale e al disagio sociale. E’ chiaro che per funzionare devono essere applicate semplici regole:

1) il lavoro deve soddisfare la persona (il che significa che occorrerebbero strutture dedicate che organizzino il lavoro in merito ad attitudini e profili psicologici);
2) il lavoro deve essere produttivo (ogni persona deve sempre tenere vivo il giusto legame tra dovere e diritto ed entrambi devono essere soddisfatti, il dovere in fondo è un diritto della società);
3) il lavoro non deve mai essere un sopruso nè una ossessione, lo sviluppo tecnologico permetterebbe di lavorare meno e lavorare tutti;
4) devono essere evitate aberranti differenze di paga o di condizioni lavorative, sarebbe auspicabile una rotazione per i lavori meno accettabili;
5) un lavoro articolato su 5 ore max giornaliere con 2 giorni di riposo significherebbe recuperare la disoccupazione, alimentare i consumi, coltivare i propri interessi e agevolare il dialogo familiare.

Il reddito di cittadinanza, per quanto utile, non sarebbe in grado di risolvere problematiche di sbalzi umorali in quanto il soggetto non si sentirebbe realizzato e rischierebbe di alimentare condizioni patologiche di dipendenza.

Utopia? Forse, io parlo da psicologo!